Kasutera

Oggi vi parleremo di un dolce particolare. Particolare perché pur essendo un dolce giapponese, in realtà ha origini europee, ma è particolare anche per tanti altri motivi che ora spiegheremo, ma andiamo per gradi e cominciamo con un po’ di storia. È una specie di Pan di Spagna tipico della città di Nagasaki. Leggenda vuole che sia stato introdotto dai Portoghesi nel 16° secolo e che il primo Giapponese che lo vide esclamò al portoghese “Che cos’è?”. Il portoghese gli rispose “è un castello” pensando erroneamente che gli fosse stato chiesto il nome del disegno sul piatto su cui era stato servito il dolce. Da quel momento in poi, in Giappone, questo dolce è stato chiamato sempre “Kasutera” (castello). il suo nome deriverebbe infatti dalla parola Castilla pronunciata dal porteghese. Ci sono vari modi di preparare questo dolce ed a volte si trovano delle varianti come per esempio la kasutera al tè verde o al cacao. La ricetta che viene proposta di seguito è quella “classica”, inutile cimentarsi con le varianti se prima non si padroneggia bene la ricette base.

Ingredienti:

3 uova per un totale di 100 g,
150 g di farina,
zucchero,
2 cucchiai di miele stemperati in 2 cucchiai di acqua tiepida o di latte,
1 cucchiaio di olio.

Procedimento:

Montare le chiare a neve con una frusta elettrica poi incorporare lo zucchero in 3 volte. Aggiungere un tuorlo alla volta, continuando a battere e poi il miele. Setacciare la farina e mischiare bene, ma stavolta senza l’ausilio delle fruste elettriche. A questo punto bisogna togliere l’aria dal composto prima di cuocerlo, così si passa con una spatola attraverso il setaccio. Foderare un contenitore quadrato (18×18) con carta da forno e mettervi il composto setacciato. In Giappone si usa spesso uno stampino di carta ricavato dai quotidiani. Io consiglio di farlo in una scatola di cartone per i fazzoletti. Infornare a 160° per 35 – 40 minuti. Tirare fuori il dolce dal forno. Ungere con dell’olio della carta da forno della stessa misura della teglia usata e appoggiarvela sopra quando è ancora caldo, per renderlo più morbido.

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