Biscotti di San Martino

Biscotti di San MartinoLa storia vuole che Martino dovette arruolarsi nella cavalleria, in obbedienza ad un’ordinanza imperiale in quanto figlio di un ufficiale dell’esercito romano.

Un giorno (era l’11 novembre) il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo motivo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada che stava percorrendo incontra un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. “Poveretto, pensa morirà per il gelo!” Esclama e pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto. “Dio ve ne renda merito!”, balbetta il mendicante, e sparisce.

San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena.

Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Fu quella la prima estate di San Martino.

Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio.

Proprio in questo particolare periodo dell’anno, per i siciliani è usanza consumare dei particolari biscotti che prendono il nome dal santo e l’usanza vuole che i bisconti di tipo duri-croccanti, “‘ncrucchiuluti” come vengono definiti dagli isolani, vanno mangiati “abbagnati” cioè inzuppati nel Moscato, tipico vino liquoroso Siciliano.

Forse è per questo motivo che San Martino fu definito il patrono degli ubriaconi, infatti, li si poteva trovare che affollavano le varie “taverne” delle città siciliane e non potendo festeggiare l’estate di San Martino con i solenni banchetti a base di verdure cotte: “cardoni”, “vruocculi” e uova sode, accompagnati da abbondanti libagioni tipiche dei festeggiamenti dei Siciliani benestanti, ripiegavano sulle modeste bottiglie di Moscato ed appunto ai biscotti decisamente più alla portata delle loro tasche. Scopriamo insieme cosa serve e cosa fare per realizzare questi tipici biscotti.

Ingredienti per 10/12 biscotti:

500 g farina 00,
125 g strutto,
80 g zucchero,
30 g lievito di birra,
20 g semi di finocchio,
acqua q.b.

Procedimento:

Impastare la farina setacciata, lo zucchero, lo strutto, i semi di finocchio ed il lievito di birra diluito in un po’ di acqua tiepida, fin quando l’impasto non diventa omogeneo, aggiungendo eventualmente ancora un po’ di acqua tiepida. Dividere l’impasto in 12 porzioni possibilmente della stessa misura in maniera tale che la cottura sia omogenea. Con ogni porzione di impasto realizzare un serpentello che attorciglierete su se stesso, quindi con n un movimento delicato schiacciare un pochino il biscotto in maniera tale da compattare i giri del serpentello.

Porre i biscotti su una teglia ricoperta di carta forno ed infornare nel forno preriscaldato a 200 C e per 10 minuti. Tirare fuori dal forno ed abbassare la temperatura a 180 C. , infornare nuovamente i biscotti per 30 minuti circa. A questo punto andrebbero infornati ancora una volta a 160 C per 20 minuti, ma potete ovviare questa fase spegnendo il forno e lasciando raffreddare i biscotti in forno.