Gigì Eoliani

La dolceria eoliana di produzione domestica è alquanto varia e fantasiosa e tuttora conserva tradizionali modi di esecuzione. Le sue origini sono di chiara estrazione contadina per la semplicità degli ingredienti tutti prodotti della terra, come farina di grano duro, fichi secchi, mandorle, nocciole, uva ed altri facilmente reperibili. Per le classi subalterne il dolce è sempre stato considerato un alimento speciale e non di uso quotidiano, legato a qualche festività o eventi particolari come fidanzamenti, matrimoni, battesimi, acquisti di proprietà o costruzioni di nuove case. Per la preparazione era necessario organizzarsi per tempo e soprattutto era opportuno produrre dolci secchi poiché la loro conservazione era più duratura, e questo spiega la cospicua presenza di prodotti di pasta dura nella cucina eoliana.

Ancora oggi certi dolciumi vengono realizzati in occasione di feste religiose quali Natale e la Pasqua, altri sono legati a festività profane come il Carnevale, mentre altri ancora sono entrati a far parte della cultura alimentare quotidiana. Alcune abitazioni conservano tuttora l’antico forno a legna per la panificazione con accanto solitamente quello più piccolo adatto alla cottura dei dolci; sul prospetto di ognuno è scolpita una croce che assume un valore simbolico chiaramente religioso legato alla sacralità del pane ma allo stesso tempo viene considerato come un mezzo apotropaico per scacciare il male e l’invidia ed ottenere così quella protezione necessaria affinché ciò che viene cucinato abbia una perfetta riuscita.

Oggi, come avrete già capito dal titolo e da questo piccolo preambolo, vi presentiamo un dolce tipico delle isole eolie, al punto che ne prende anche il nome. Si tratta di un dolce che utilizza tutti prodotti tipici locali come materie prime ed il risultato è un tripudio di sapore e bontà che, chi lo ha già provato lo sa, difficilmente dimenticherete.

Ingredienti:

1 kg di farina
1 bicchiere di vino bianco o malvasia
4 tuorli
5 dl di vino cotto
100 g di zucchero semolato
cannella
sale q.b.+

Procedimento:

Setacciate la farina a fontana sulla spianatoia e versate al centro i tuorli, 2 cucchiai di zucchero, mezzo bicchiere d’olio e una presa di sale e lavorate a lungo tutto, incorporando poco per volta il vino, fino ad ottenere una pasta morbida ed elastica.

Lasciatela riposare coperta per circa 1 ora; poi, dividetela in tante porzioni e ricavate da queste dei cordoncini di circa 1 cm di diametro. Spezzettateli alla lunghezza di un paio di cm e friggeteli in abbondante olio caldo.

Appena i gigì saranno dorati, sgocciolateli e poneteli su carta da cucina a perdere l’unto in eccesso. Scaldate il vino cotto in un tegamino, immergetevi i dolcetti preparati e rigirateli nel liquido per un paio di minuti; scolateli perfettamente e trasferiteli in un piatto da portata. Cospargeteli di zucchero e cannella e servite.

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